Bottiglia da 0,75? Come mai? Perché’ e da dove ci viene tramandata?

L’origine della bottiglia, in vetro per essere precisi, si può far risalire al 1500 a. C., mentre la prima testimonianza dell’arte del vetro è una perla vitrea risalente 35 sec. a. C., i più remoti reperti di recipienti di vetro cavo, cioè gli antenati dell’odierna bottiglia, dei quali sia possibile stabilirne l’età con certezza, provengono dalle tombe dei faraoni, nelle particolari e piccole forme di balsamari, vasetti e calici. Questi delicatissimi contenitori destinati all’uso esclusivo del faraone durante il fantastico viaggio nel regno delle ombre, venivano costruiti con la tecnica “su nucleo friabile”: laborioso e complesso processo che consisteva nell’avvolgimento di filamenti di vetro fuso attorno ad un sacchetto ripieno di sabbia o argilla bagnata. La produzione maggiore era dovuta ai balsamari per, appunto, unguenti e cosmetici.  

Tali sistemi di lavorazione del vetro si prolungarono fino al I° sec. a. C., quando a Tiro e Sidone si verificò un fatto di grande importanza, una vera rivoluzione nella lavorazione del vetro. Un vetraio ebbe la brillante idea di utilizzare un tubo di vetro ed introdurne l’estremità in un crogiolo, prelevare una certa quantità di vetro fuso e successivamente soffiare all’interno del tubo stesso: la bolla di vetro che si formò in questo modo, segnò la nascita del “vetro soffiato”, ancora oggi utilizzato nella stessa maniera. La soffiatura a canna, cioè a mano libera che in stampi, permise al vetro, prima utilizzato solamente per oggetti di lusso, di diventare materia prima adatta alla produzione di oggetti di largo consumo: si cominciò a produrre così bottiglie, brocche, fiaschette e vasi di ogni forma e colore per innumerevoli utilizzi.
Al museo Speyer in Germania, è conservata un’anfora di vetro del II° sec. d. C. piena di vino rappreso. Il vino, addolcito con miele, non ha potuto evaporate grazie allo strato di olio posto sul collo come isolante, a contatto con l’aria, l’olio si è indurito a tal punto da diventare una vera e propria resina, evitando così l’evaporizzazione del vino. Fino al V° sec. la produzione maggiore era dedicata a bottiglie per l’olio, medicinali, profumi, ma soprattutto per il vino.
Come mai Proprio quella forma?
Come mai usiamo bottiglie da 75 cl?
Sul perché si utilizzi proprio questo tipo di bottiglia esistono varie teorie, secondo una di queste tutto dipenderebbe dalla forza polmonare degli antichi vetrai che soffiavano il vetro. Quando infatti nel 1700 si cominciò a capire l’importanza di conservare il vino nel vetro si iniziò anche a produrre contenitori adatti a questo scopo, in particolare le bottiglie. I soffiatori però non riuscivano a soffiare bottiglie più grandi di 65-75 cl così, visto che si cercavano i recipienti più grandi possibili, si optò per le bottiglie da 75 cl.
Secondo un’altra teoria invece questa particolare unità di misura viene utilizzata perché una bottiglia di questa grandezza contiene esattamente 6 bicchieri da 125 ml utilizzati nelle osterie. In questo modo gli osti potevano calcolare più facilmente quante bottiglie sarebbero servite ai loro avventori in base al numero di questi.
Altri ancora sostengono che questa unità di grandezza deriva dagli inglesi che misuravano il volume in galloni imperiali. Ogni cassa di vino poteva contenere solo 2 galloni e gli inglesi decisero di inserire 12 bottiglie per ogni cassa…0,75 per ogni bottiglia.
Col passare del tempo le tecniche di produzioni si sono evolte e migliorate sia in qualità sia in velocità di produzioni e non da meno in possibili variazione della bottiglia.
Negli anni si è studiato come migliorare e i è capito che il contatto con l’ossigeno fa evolvere e maturare il vino. Perciò le dimensioni della bottiglia sono quindi molto importanti: una bottiglia Magnum ha una capacità doppia rispetto alla bottiglia standard e una minore quantità di ossigeno a contatto con una maggior quantità di vino. Risultato? Un ulteriore passo avanti nella conoscenza del vino e nella lavorazione del vetro e di conseguenza nel vino. Infatti il vino conservato in Magnum raggiunge la maturità più lentamente, evolve in modo più stabile e protetto, resiste meglio agli sbalzi di temperatura, ma soprattutto esalta le sue caratteristiche sensoriali. I grandi appassionati di vino li preferiscono, perché si aspettano di trovare maggiore freschezza, grande finezza e una maggiore complessità di aromi rispetto alla bottiglia classica.