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LA CURA
NON LA CORSA
Dove ogni gesto conta più della quantità
Il filò era il cerchio della sera, quando si smetteva di lavorare e si iniziava ad ascoltare. Noi abbiamo riportato quel cerchio tra le vigne: lavoriamo con le mani, aspettiamo i tempi giusti, ci prendiamo cura. Quando il vino è pronto, torniamo a sederci insieme.
Radicati a Baone
ORIGINE E PASSIONE
Siamo nel punto più a sud dei Colli Euganei, dove il sole scalda di più e il vento attraversa le colline con un respiro diverso. Baone, nome che forse viene da Bacco, forse da culti antichi, è un luogo piccolo, silenzioso, fatto di pietra bianca e terra calcarea.
Qui coltiviamo 25 ettari di vigne tra i 50 e i 200 metri di altitudine, su terreni che hanno memoria lunga: sedimenti marini, scaglie bianche, minerali che passano dall’uva al vino come un racconto sotterraneo.
Non siamo molti, non produciamo tanto. Circa 80.000 bottiglie all’anno, tutte figlie di una vendemmia a mano, di fermentazioni seguite una per una, di affinamenti in botti di quercia che rispettano il ritmo del vino, non il nostro.
Il Monte Cecilia ci guarda da sempre. E noi lo guardiamo ogni mattina, per ricordarci che siamo ospiti, non padroni.
I gesti che contano
FILOSOFIA E VALORI
Non abbiamo fretta. Non rincorriamo mode.
Crediamo che il vino buono nasca dall’ascolto: ascolto della terra, delle stagioni, delle viti che parlano a chi sa fermarsi e sentirle.
Coltiviamo vitigni che qui vivono da secoli — Marzemina Nera Bastarda, Corbina, Corbinona, Pattaresca — varietà di cui si ha notizia fin dal Seicento e che dal 1986 custodiamo nella nostra collezione ampelografica. Sono uve rare, che non si trovano ovunque, e che chiedono pazienza per restituire vini dal carattere preciso, irripetibile.
Ogni anno raccogliamo l’uva grappolo per grappolo. Ogni giorno scendiamo in cantina a seguire le fermentazioni. Ogni mese assaggiamo dalle botti, aspettando il momento giusto.
Per noi il vino non è un prodotto. È il frutto di una relazione.
E quando lo beviamo insieme, torniamo al gesto antico del filò: condividere ciò che la terra ci ha dato con chi sa riconoscerne il valore.
Cura quotidiana
Ogni vite ha il suo tempo
Ascolto della terra
Non forziamo, accompagniamo
Mani, non macchine
Gesti artigianali, niente industria
Condivisione
Il vino vive nel cerchio
Memoria Viva
Vitigni antichi, tradizioni presenti
Rispetto del tempo
La fretta uccide la qualità
Dove il vino
matura in silezio
La cantina non è un capannone. È il luogo del riposo, dove il vino smette di fermentare e inizia a diventare se stesso.
Qui dentro fa fresco anche d’estate. Le barrique di rovere — scelte tra le migliori tonnellerie — respirano lente, cedendo al vino tannini delicati, profumi di legno e tempo. Noi entriamo ogni giorno, assaggiamo, annusiamo, ascoltiamo.
Vinifichiamo le uve bianche e le uve rosse rispettando le loro nature: temperature controllate, tempi di macerazione studiati, nessuna forzatura. Perché quando l’uva è grande — e la nostra lo è — basta accompagnarla, non serve manipolarla.
I riconoscimenti che abbiamo ricevuto negli anni non sono trofei. Sono conferme che questa strada, lenta e silenziosa, funziona.
La terra che ci insegna
I Colli Euganei sono colline nate dal fuoco e dall’acqua. Vulcani spenti milioni di anni fa, sedimenti marini accumulati, terreni che mischiano calcare e basalto in un equilibrio raro.
Noi siamo sul versante meridionale, il più caldo, il più assolato. Qui la vite soffre meno il freddo, matura prima, sviluppa profumi più intensi. I terreni calcarei le danno sapidità, quella sensazione minerale che ritrovi nel bicchiere e che ti fa dire: questo vino viene da qui, non da un altro posto.
Ogni collina ha la sua voce. Ogni vigna risponde in modo diverso. Noi, anno dopo anno, impariamo a riconoscerle, a rispettarle, a tradurle in vino.